Categoria: CONSIGLI

  • Rotazione delle colture

    Rotazione delle colture

    Dimenticare come zappare la terra e curare il terreno significa dimenticare se stessi (Mahatma Ghandi)

    Oggi siamo purtroppo abituati a vedere che nelle serre industriali viene coltivato lo stesso ortaggio quali per esempio pomodori, peperoni, zucchine anche per decine di anni.

    Questo uso innaturale del terreno implica che il primo strato di terra (30 cm circa), sia praticamente sostituito ogni anno con trattamenti particolari ed arricchito usando una molteplicità di concimi chimici che stressano il terreno ed intossicano i frutti della terra.

    Esiste invece un sistema antico e naturale per lo sfruttamento sostenibile del terreno e per la coltivazione del nostro Orto Familiare, la rotazione delle colture.

    Regola generale è che nessuna coltivazione deve seguire se stessa e ripetersi sulla stessa particella di terreno. Questo perché ogni ortaggio assorbe elementi nutritivi dal terreno in modo selettivo esaurendone alcuni e permettendo l’accumulo di altri. Inoltre ogni ortaggio è attaccato da virosi e parassiti specifici, che possono instaurarsi nel terreno se si ripetono le condizioni che hanno reso possibile il primo attacco.

    Esiste una suddivisione degli ortaggi in famiglie con caratteristiche simili, sia per esigenze nutritive, che per problemi sanitari. Così nella rotazione un ortaggio non dovrà seguire se stesso, ma nemmeno uno della stessa famiglia.

     

    Rotazione su base quadriennale

     

    • Anno uno: leguminose
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    • Anno due: ortaggi esigenti che si avvantaggiano dell’azoto fissato dalle leguminose e di una ricca concimazione (pomodoro, zucchini, cetriolo, melanzana, cavoli, porro, sedano
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    • Anno tre: ortaggi mediamente esigenti (cipolla, aglio, verdure da foglia, ravanello
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    • Anno quattro: ortaggi poco esigenti (prezzemolo ed altre erbe aromatiche, carote, spinaci.

     

  • Fertilità del terreno

    Fertilità del terreno

    Lavoratore buono, d’un podere ne fa due; lavoratore cattivo ne fa un mezzo (Proverbio popolare)

     

    La crescita più o meno rigogliosa di piante verdure e fiori dipende da condizioni specifiche che permettono al terreno di sprigionare tutta la sua potenziale vitalità e capacità generativa. Innanzitutto è molto importante soddisfare alcune caratteristiche fisiche di base. La profondità del terreno è essenziale per la crescita di radici sane e robuste.

    Senza lo spazio sufficiente, queste non riusciranno ad assimilare tutti i nutrimenti necessari allo sviluppo della pianta. È dunque importante che non ci siano ostacoli come rocce, croste, piccoli giacimenti di metalli o ristagno eccessivo di acqua.

     

    ACQUA

     

    Il vegetale, più di ogni altro vivente, è legato al substrato e quindi può assumere le sostanze nutritive solo allo stato di soluzione, cioè disciolte in un liquido, ( l’acqua. Ai fini della fertilità, è quindi indispensabile che il terreno assorba l’acqua necessaria, ne trattenga la giusta quantità e lasci filtrare quella in eccedenza.

    L’acqua permette o inibisce, se manca, l’attività metabolica e condiziona lo stato di idratazione delle piante, che la assimilano per assorbimento e osmosi. Organi differenti di una stessa pianta contengono quantità diverse di acqua .

     

    ARIA

     

    Il terreno, come gli esseri viventi, non ha solo bisogno di bere, ma anche di respirare. Per questo il ricircolo d’aria è fondamentale. Il lavoro dei piccoli aiutanti della terra, che abitano il sottosuolo, e i processi chimico-fisici descritti trasformano l’aria in ossido di carbonio e la compattezza del terreno e la presenza O meno di interstizi determinano quanto di questo gas verrà espulso all’esterno, contribuendo a mantenere il ricircolo d ‘aria a livelli ottimali.

     

    CALORE

     

    L’ultima caratteristica fisica da tenere presente è l’apporto di calore. La temperatura del suolo non deve mai eccedere agli estremi, altrimenti si compromette il sistema di fertilità. I terreni scuri si riscaldano più facilmente di quelli chiari, ma si può ovviare al problema bagnandoli regolarmente. In questo modo l’evaporazione dell’acqua contribuisce al raffreddamento del terreno, ma al contempo preserva la giusta quantità di calore.

     

  • Gli Asparagi, proprietà e valori nutrizionali

    Gli Asparagi, proprietà e valori nutrizionali

     

    I primi asparagi furono seminati circa 2000 anni fa nell’area del Mediterraneo dal popolo egizio e anche in Asia Minore. Successivamente, furono coltivati da diversi popoli: tra i principali quello francese, durante il regno del Re Sole, il quale amava particolarmente il sapore di questa verdura.

    Esistono diverse varietà di questi ortaggi:

    • gli asparagi verdi, la tipologia più seminata in Italia;
    • gli asparagi bianchi, con un gusto più delicato(tra i più noti quelli di Cimadolmo);
    • gli asparagi violetti, tra cui quelli di Albenga, abbastanza conosciuti.

     

    PROPRIETÀ E BENEFICI DEGLI ASPARAGI

    Gli asparagi possiedono diversi benefici utili per la salute dell’organismo, oltre ad essere ricchi di ottimi micronutrienti e vantare ottimi valori nutrizionali: la presenza delle vitamine del gruppo B favoriscono il buon funzionamento del metabolismo, mentre fosforo, calcio e vitamina K proteggono le ossa, il potassio è un alleato della salute cardiovascolare e ferro e rame intervengono nei processi di sintesi dei globuli rossi. Ingerendo all’incirca 100 grammi di asparagi si raggiunge una percentuale pari al 75% del fabbisogno quotidiano di acido folico. Il cromo, elemento necessario per attivare l’insulina (fondamentale per il passaggio del glucosio presente nel sangue alle cellule) e quindi indispensabile quindi per chi soffre di diabete. Si consiglia di consumare asparagi anche a chi ha la necessità di diminuire il colesterolo: sempre grazie al cromo, che lavora sul metabolismo dei grassi con i fitati (altrettanto presenti in questa verdura), si può cercare di ridurlo.

    Il suo limitato apporto energetico li rende adatti a regimi alimentari caratterizzati da un basso introito calorico (gli asparagi forniscono 29 calorie ogni 100 grammi) e conferiscono un buon senso di sazietà. Sono in generale, tra gli ortaggi più ricchi di fibre: sono infatti dei validi alleati per mantenere una corretta motilità intestinale, dal momento che eliminano le sostanze in eccesso.

    Gli asparagi contengono un buon quantitativo di proteine con un’alta presenza dell’aminoacido non essenziale di nome asparagina: quest’ultimo elimina i residui di azoto (prodotti dal catabolismo degli aminoacidi), aiutando i reni a lavorare correttamente. Diversi studi hanno dimostrato che l’asparagina è ottima anche per diminuire le conseguenze derivate da un eccessivo utilizzo di alcol. L’effetto diuretico di queste verdure è formidabile, ma non indicato per chi soffre di cistite, reumatismi, prostatite, calcoli renali e nefropatie.

     

    • Azione antiossidante e antinfiammatoria
    • Stimolano la diuresi e depurano l’organismo
    • Contro ritenzione idrica e cellulite
    • Regolano il glucosio nel sangue (adatti a diabetici)
    • Poveri di calorie
    • Migliorano la concentrazione
    • Contro l’ipertensione
    • Contro la stipsi
    • Migliorano l’umore
    • Ricchi di acido folico
    • Utili per il microcircolo
    • Utili in gravidanza
    • Preziosa fonte di vitamina B1 e K

     

    VALORI NUTRIZIONALI DEGLI ASPARAGI

     

    In 100 grammi di asparagi c’è un apporto di circa 29 calorie, così suddivise: 50% proteine, 42% carboidrati e 8% lipidi.

    Nella stessa quantità sono contenuti:

    • 93,22 g di acqua
    • 2,20 g di proteine
    • 0,12 g di lipidi
    • 3,88 g di carboidrati
    • 1,88 g di zuccheri
    • 2,1 g di fibre
    • 5,6 mg di vitamina C
    • 1,13 mg di vitamina E
    • 0,978 mg di vitamina B3 (niacina)
    • 0,143 mg di vitamina B1 (tiamina)
    • 0,141 mg di vitamina B2 (riboflavina)
    • 0,091 mg di vitamina B6
    • 756 UI di vitamina A
    • 52 µg di folati
    • 41,6 µg di vitamina K
    • 202 mg di potassio
    • 52 mg di fosforo
    • 24 mg di calcio
    • 14 mg di magnesio
    • 2,14 mg di ferro
    • 2 mg di sodio
    • 0,189 mg di rame
    • 0,158 mg di manganese
    • 0,54 mg di zinco
    • 2,3 µg di selenio

     

    Gli asparagi, inoltre, sono una buona fonte di carotenoidi, in particolare di alfa e beta-carotene, e luteina/zeaxantina.

  • Il Carciofo, proprietà e valori nutrizionali

    Il Carciofo, proprietà e valori nutrizionali

     

    Oggi è il simbolo della cucina tradizionale, il monarca assoluto dell’orto romano, il goloso fiore primaverile per eccellenza. Le origini dei carciofi risalgono alle località presenti nel bacino del Mediterraneo orientale e dell’Africa settentrionale. I Paesi che li producono in maggiore quantità sono la Spagna e l’Italia. Quest’ultima, in particolare, li coltiva in Puglia, Campania, Sicilia, Sardegna, Lazio e Toscana.

    I carciofi possono presentare diverse classificazioni (in base alle spine, alla colorazione del capolino, all’andamento nel ciclo fenologico), ma usando come criterio la regione di provenienza, le varietà principali sono: Spinoso sardo, Verde di Palermo, Violetto di Sicilia, Romanesco.

     

    PROPRIETÀ E BENEFICI DEI CARCIOFI

     

     

    I carciofi presentano proprietà e benefici ottimi per la salute e, per questo motivo, si consiglia di inserirli all’interno di un regime alimentare equilibrato. Anche chi vuole mantenersi in forma oppure vuole perdere qualche chilo trova in questi ortaggi dei validi alleati: i carciofi hanno solo 47 calorie ogni 100 grammi.

    Grazie all’alto contenuto di fibre, i carciofi combattono il colesterolo, riducono la glicemia (risultando quindi perfetti per l’alimentazione di chi è affetto da diabete) e aiutano a regolare la motilità intestinale riducendo il rischio di cancro al colon.

    I carciofi offrono numerose qualità benefiche grazie alla cinarina, sostanza che caratterizza il loro tipico gusto amaro. Sono inoltre ricchi di potassio, ferro, rame, zinco, sodio, fosforo e manganese.

    Possiedono anche mucillagini e flavonoidi che generano benefici effetti antiossidanti (beta-carotene, luteina e zeaxantina).

    In virtù dei loro valori nutrizionali, i carciofi sono considerati i protettori del fegato per eccellenza: con la loro azione, infatti, causano un accrescimento del flusso biliare. Inoltre, l’infuso creato con le foglie di questi ortaggi è ottimo e adatto a stimolare la diuresi, importante per espellere dall’organismo tutti gli elementi tossici.

    Le qualità di queste verdure non sono finite: i carciofi hanno anche un impatto positivo sul sistema cardiocircolatorio, in quanto sono alimenti in grado di ridurre il colesterolo.

     

    • Favorisce il funzionamento dell’intestino e riduce il rischio di cancro al colon;
    • Riduce i livelli ematici di colesterolo;
    • Hanno proprietà antiossidanti;
    • Hanno effetto diuretico;
    • Facilita il buon funzionamento del metabolismo;
    • Promuove lo sviluppo del sistema nervoso nelle prime fasi della gravidanza;
    • Calcio e vitamina K sono utili per la salute delle ossa e del cervello;
    • Protegge la salute cardiovascolare;
    • Consigliati ai diabetici;

     

    VALORI NUTRIZIONALI DEI CARCIOFI

     

     

    In 100 grammi di carciofi crudi c’è un apporto di circa 47 calorie, così suddivise: 49% proteine, 43% carboidrati e 8% lipidi, sono inoltre contenuti:

    • 84,94 g di acqua
    • 3,27 g di proteine
    • 0,15 g di lipidi
    • 10,51 g di carboidrati
    • 5,4 g di fibre
    • 11,7 mg di vitamina C
    • 1,046 mg di vitamina B3 (niacina)
    • 0,338 mg di vitamina B5 (acido pantotenico)
    • 0,19 mg di vitamina E
    • 0,116 mg di piridossina
    • 0,072 mg di vitamina B1 (tiamina)
    • 0,066 mg di vitamina B2 (riboflavina)
    • 13 UI di vitamina A
    • 68 µg di folati
    • 14,8 µg di vitamina K
    • 370 mg di potassio
    • 94 mg di sodio
    • 90 mg di fosforo
    • 60 mg di magnesio
    • 44 mg di calcio
    • 1,28 mg di ferro
    • 0,49 mg di zinco
    • 0,256 mg di manganese
    • 0,231 mg di rame
    • 0,2 µg di selenio

     

  • Come fare la scacchiatura del pomodoro

    Come fare la scacchiatura del pomodoro

    La pianta che ha molti frutti, non li matura tutti! (Proverbio popolare)

    Oltre alle classiche cure come una giusta annaffiatura, un terreno adatto, la concimazione necessaria ecc., la pianta del pomodoro necessita di alcuni interventi atti a farla sviluppare e crescere al meglio.

    Parole come “scacchiatura” o “sfemminellatura” potrebbero suonare un po’ scollacciate e canzonatorie alle orecchie di un neofita ortolano, invece sono innocenti e utili operazione colturali.

    I germogli ascellari, detti polloni e conosciuti comunemente con il nome di cacchi o femminelle (da cui il termine scacchiatura o sfemminellatura) vanno rimossi con le dita o con le forbici. Questa semplice operazione, che va ripetuta con una certa regolarità per tutta la vita del pomodoro, serve a mantenere la pianta più vigorosa, ad avere frutti più grandi e sani ed a facilitare la prevenzione delle malattie fungine, dando più aria alla coltura.

    In genere, si consiglia di effettuare la scacchiatura sulle varietà indeterminate di pomodori, in quanto, senza questo intervento, le piante produrrebbero troppe infiorescenze e i frutti sviluppati sarebbero di minori dimensioni e peggior qualità. Per questo motivo, questo tipo di operazione è molto importante su piante di pomodoro che producono frutti di grandi dimensioni come ad esempio il Cuore di Bue ed in genere le varietà insalatiere.

    Non è indispensabile su quelle che ne sviluppano di piccole dimensioni, ma è comunque consigliabile al fine prevenire l’insorgenza di malattie fungine. Con la manovra della “scacchiatura” si eviterà la perdita della dominanza apicale e si avrà una pianta dalla crescita ridotta, ma in cambio frutti più grossi, saporiti e sani.

     

  • Consociazione degli ortaggi

    Consociazione degli ortaggi

    Lavoratore buono, d’un podere ne fa due; lavoratore cattivo ne fa un mezzo (Proverbio popolare)

    Quando si decide quali ortaggi coltivare nel proprio Orto Familiare, bisogna tenere conto dei problemi legati alla “consociazione” dei vari tipi di ortaggi e di erbe.

    Ognuno di noi prova simpatia o antipatia per determinate persone piuttosto che per altre. Agli ortaggi succede la stessa cosa: hanno delle affinità con alcuni e sono incompatibili con altri.

    Sarà per le essenze che sprigionano dalle radici piuttosto che dalle foglie, sarà per l’ombra che proiettano, fatto sta, che quando andiamo a seminare o trapiantare, dobbiamo fare attenzione agli accostamenti fra ortaggi.

    E’ stato verificato che la vicinanza di alcuni ortaggi aumenta la velocità dello sviluppo, le dimensioni e la qualità dei frutti.

     

  • I fiori, un ottimo alleato per l’orto

    I fiori, un ottimo alleato per l’orto

    I fiori rivestono un ruolo fondamentale nell’orto e non si tratta di un semplice capriccio estetico.

    I fiori vanno piantati anche nell’orto perchè oltre a rallegrare con i loro colori hanno molte funzioni positive sugli ortaggi, uno fra tutti, attireranno insetti amici e pollinatori che aiuteranno le nostre piante a portare più frutti ed a combattere gli insetti parassiti.

    Se si seminano fiori commestibili come la calendula, la borraggine, il girasole o le violette sarà poi possibile mangiarli in insalata.

    I fiori rendono l’esperienza orticola sensorialmente più piacevole, tolgono all’orto quell’aura di spazio utilitaristico, poco estetico, da sfruttare ed impoverire, rendendolo invece quasi un piccolo angolo di paradiso e di abbondanza, un angolo magico, dove passeggiare ed assaporare i frutti dei nostri sforzi. Uno spazio di diversità cromatica (non solo verde-verde-verde dappertutto, ma anche qualche tocco di colore qua e là) ed adatto così ad essere posizionato anche in aree più visibili, magari davanti casa.

     

    I FIORI  ALLEATI PER IL NOSTRO ORTO

     

    Coltivare i fiori nell’orto è sicuramente un’ottima idea e apporterà molteplici benefici.

    Per chi fa orto è molto utile coltivare fiori, non solo perché sono belli da vedere e permettono di vivere un ambiente gradevole tra colori e profumi. I fiori sono preziosi perché contribuiscono a creare un ecosistema equilibrato e ricco di biodiversità. Progettando l’orto biologico bisogna prevedere degli spazi dedicati a fiori ed erbe aromatiche, si può pensare di realizzare bordure oppure un’aiuola centrale oppure ancora seminare fiori sparsi tra gli ortaggi.

    I fiori sono esteticamente un regalo prezioso per gli occhi di chi lavora nell’orto ma anche di chi va a visitarlo per raccogliere qualche frutto o per chi passa qualche momento nel verde dove la bellezza delle forme, dei colori e dei profumi sprigionati dai fiori riesce a dare ai sensi dell’essere umano una serenità, una pace e un senso di appartenenza al mondo che sono ovviamente impagabili.

    La presenza di alcune piante in fiore, coltivate fianco a fianco a verdure annuali, alberi e arbusti, apporta numerosi benefici, primo fra tutti quello di attirare i pollinatori. Se le piante vengono scelte con cura e se selezioniamo quelle che attirano, per esempio, predatori benefici (che si nutrono di quelli che fanno invece danni) oppure se scegliamo altre, come le erbe aromatiche, che manifestano dirette proprietà repellenti, i vantaggi saranno davvero significanti.

    Inoltre, molti fiori sono commestibili e possono diventare così un’altra risorsa alimentare della terra. I fiori sono ricchi dei più comuni nutrienti come carboidrati, grassi, proteine ma in particolare contengono vitamine. I fiori si possono utilizzare in vari modi, per cosmesi e medicina naturale e per fare tisane e decotti, ci sono anche fiori eduli che si mangiano e possono colorare le insalate.

    In sintesi, cinque motivi per coltivare fiori:

    • Valore ornamentale delle piante fiorite;
    • Aumento della biodiversità dell’ambiente;
    • Capacità di attrarre insetti utili;
    • Alcuni fiori, quelli edibili, si potranno raccogliere e mangiare;
    • Coltivando varietà aromatiche e officinali, sarà possibile ricavare tisane e decotti benefici.

     

    QUALI FIORI SCEGLIERE

     

     

    Ipomee, fiordalisi, calendule, zinnie, piselli odorosi e salvia sono solo alcuni dei fiori da giardino che sono perfetti anche per l’orto. Vediamo come seminarli e come curarli per avere un orto e un giardino sano e produttivo.

    Circondarsi di piante e fiori utili non solo fa bene alla vista ma anche al proprio animo.

    Ecco allora alcuni tra i fiori utili da piantare nell’orto ed una tabella con alcune piante che attirano animali ed insetti utili.

     

    ACHILLEA

     

     

     

    L’achillea, appartenente alle Asteracee, è una piantina infestante molto comune nei prati. Può avere fiori bianchi o più o meno rosa ed è molto facile da riconoscere.

    Attira tanti impollinatori ed altri insetti benefici e sembra allontanare formiche e mosche, come bordura aiuta la maggior parte degli ortaggi, è perenne, è resistentissima alla siccità e cresce bene anche in terra argillosa, è più longeva quando coltivata in suolo povero, si può usare come attivatore del compost, migliora la fertilità del suolo, dalle foglie si può ottenere un fertilizzante liquido.

    Viene utilizzata in erboristeria come calmante, cicatrizzante ed emmenagogo. Ai fini eduli può essere aggiunta alle minestre o alle insalate e viene usata in amari e digestivi. È una buona erba da prato, un tempo veniva considerata un ottimo rimedio contro la scabbia degli ovini.

     

    BORRAGINE

     

     

    La borragine officinale o borragine selvatica, botanicamente nota come borago officinalis, è una pianta erbace annuale della famiglia delle Boraginaceae. Questa pianta cresce spontaneamente in gran parte dell’Europa, Italia inclusa. Non appena arrivano i primi tepori primaverili, i prati si riempiono di questo meraviglioso fiore dalla forma di stella e dal colore blu acceso. La coltivazione della borragine è molto diffusa sia per la produzione dell’olio dei suoi semi, sia per le sue proprietà nutrizionali e per gli usi in cucina.

    Attira le api del miele, e stimola la crescita delle fragole quando viene piantata  vicino ad esse. Inoltre, se seminata accanto ai pomodori, tiene lontani gli insetti nocivi, come ad esempio i bruchi.

    Il nome deriva dal latino borra (tessuto di lana ruvida), per la peluria che ricopre le foglie. Altri lo fanno derivare dall’arabo abu araq (padre del sudore), attraverso il latino medievale borrago, forse per le proprietà sudorifere della pianta. Alcune autorità ritengono invece che il nome latino Borago, da cui il nostro nome popolare è preso, sia una corruzione di corago, da “cor” ovvero cuore, e “ago”, ovvero “portatore”: portatore di coraggio, per la sensazione di cordialità che offre questo fiore.

    La pianta è ricoperta da una ruvida peluria, e può crescere fino a 70 cm di altezza. Il fusto è eretto con foglie ovali, ruvide e piuttosto rugose. I bellissimi fiori a forma di stella sono posizionati in grappoli sparsi: hanno cinque petali che all’inizio sono di un colore simile al viola, ma poi diventano blu.

    Delle Borragine si utilizza quasi tutto: le foglie, i fiori e i semi, da cui si ricava l’olio. Le foglie, e in maniera minore i fiori, sono solitamente usati freschi.

    Della Borragine si usano i fiori canditi per la decorazione delle torte. I fiori freschi si uniscono alle insalate. Le foglie giovani, tritate, si mescolano crude nelle insalate o nei formaggi freschi, mentre cotte si consumano come gli spinaci. Si cucinano semplicemente con un po’ di olio e aglio, dato che il succo della pianta sarà sufficiente a mantenere l’umidità necessaria.

    Ha proprietà diuretiche ed emollienti, è molto usata per la febbre e i disturbi all’apparato respiratorio. Grazie ai suoi costituenti salini, promuove l’attività dei reni e per questo motivo viene impiegata per espellere i catarri febbrili. Le sue qualità emollienti sono dovute alla mucillagine contenuta nell’intera pianta.

    La borragine è ben nota per le sue qualità calmanti ed è stata usata per trattare vari stati di nervosismo. I suoi naturali effetti sedativi sono validi per alleviare la depressione e per regolare l’equilibrio ormonale femminile, spesso associato alla menopausa e ai cicli mestruali.

    La borragine contiene potassio e calcio, combinati con acidi minerali. A causa della presenza di nitrato di cloruro di potassio, quando la pianta viene bruciata, emette piccole scintille con un leggero suono esplosivo. Uno dei nutrienti più importanti, sono gli acidi grassi essenziali, di cui il nostro corpo ha bisogno per essere sempre in forma. Molto rinomato l’olio di Borragine, che è molto ricercato per gli effetti positivi che ha sul cuore, sulle arterie e per la capacità di ridurre l’accumulo di colesterolo nel sangue. Quest’olio si ricava dai semi, ed è ricco di acidi grassi polinsaturi, omega-3 ed omega-6.

    È importante non esagerare con il consumo a crudo di questa pianta, poiché le foglie contengono piccole quantità di alcaloidi nocivi per il fegato. Pertanto, è meglio non consumarla se si hanno problemi epatici.  Se si usa frequentemente la Borragine, è bene consumarla da cotta: la cottura riduce l’azione degli alcaloidi. Tisane e infusi sono inoltre controindicati durante la gravidanza e l’allattamento

     

    CALENDULA

     

     

    La Calendula appartiene alle Asteracee (dette anche Composite), famiglia botanica dell’Ordine Asterales. Le Asteracee sono una famiglia di piante dicotiledoni (piante a fiore nel cui seme l’embrione è dotato di due cotiledoni, foglie embrionali), per la maggior parte erbacee.

    Le accese corolle della calendula (Calendula officinalis) faranno apparire il vostro orto bellissimo, soprattutto se faranno compagnia al tagete e al nasturzio. La calendula oltre ad attirare api, farfalle e molti altri insetti benefici con i suoi fiori dai colori accesi, ha la capacità di allontanare i nematodi dal terreno.

    I suoi fiori sono commestibili, dal gusto amarognolo e leggermente salato, sanno dare un tocco di colore unico alle minestre e alle insalate. Hanno anche tante proprietà benefiche per la pelle, soprattutto quella delicata dei bambini, e possono essere utilizzati per preparare un ottimo Oleolito di Calendula. Se strofinata, la pianta, emana un gradevole profumo, non forte, ma caratteristico.

    La peculiarità delle Composite è l’infiorescenza a capolino, composta, cioè, da un insieme di piccoli fiori compatti tra loro. Di questa famiglia fanno parte, oltre alla Calendula officinalis, la Matricaria recutita, da cui si ricava l’infuso di Camomilla, il Taraxacum officinalis, Tarassaco, l’Artemisia vulgaris, Artemisia, e molte altre. La Calendula può raggiungere fino a 70 cm di altezza. Presenta la radice fittonante, il fusto ramificato e ricoperto da peluria e foglie lanceolate a margine intero o leggermente dentato.

     

    CAMOMILLA

     

     

    Tutti noi conosciamo la camomilla: quella bella margherita bianca che nell’immaginario comune è subito associata alle tisane rilassanti.  Non tutti sanno però che la camomilla può essere sfruttata anche come antiparassitario: coltivata vicino ai porri tiene lontana la tignola del porro.

    La pianta di camomilla (Matricaria camomilla) si trova facilmente allo stato spontaneo, appartiene alla famiglia delle Composite, è un’annuale erbacea con fusto eretto, alto circa 50 cm, e molto ramificato. Le foglie sono di colore verde chiaro e le infiorescenze sono capolini che compaiono in un arco di tempo compreso tra maggio e settembre, sono numerose e profumate. 

    Anche se la pianta è tutta profumata, per l’utilizzo si prendono principalmente i capolini, fioriscono da maggio a settembre, quando sono in piena fioritura, perché sono alla loro massima concentrazione di principi attivi e la loro fragranza è intensa.

    La camomilla ha diversi usi ed è elencata tra le piante officinali: l’infuso, come è noto, allevia stati ansiosi, ma anche mal di testa, mal di stomaco e dolori mestruali. Il fiore di camomilla si può usare anche in altre preparazioni, come ad esempio le insalate, nel pesce cotto in modo semplice come alla griglia o al vapore, o anche aggiungendone una manciata al brodo per dare un tocco dolciastro e delicato (e rilassante).

     

    CONSOLIDA MAGGIORE (IBRIDA)

     

     

     

    La consolida maggiore (nome scientifico Symphytum officinale) è una pianta erbacea perenne, a fiori penduli, della famiglia delle Boraginaceae. E’ una pianta usata dall’essere umano da millenni, soprattutto a scopo medicinale dall’azione antinfiammatoria e cicatrizzante utile contro disturbi digestivi, diarrea, artrosi e crampi muscolari. Di consolida maggiore ne esistono circa 20 sottospecie. Sono presenti sul territorio italiano 6 specie di Symphytum, due delle quali sono endemiche: una in Sicilia e l’altra in Toscana. La consolida ibrida di cui andremo a parlare invece è una delle tante consolide esistenti, derivate da un incrocio tra la consolida maggiore ed altre consolide selvatiche.

    Particolarmente utile come pacciamatura per gli alberi da frutto o come barriera per la gramigna, la consolida ibrida è una pianta multifunzionale per eccellenza e trova un posto speciale nel giardino o terreno di tanti affezionati estimatori della Permacultura e dell’Agricoltura Sinergica.

    La consolida ibrida potrebbe essere una delle piante che aiutano a rigenerare il suolo in spazi ristretti e senza troppo lavoro se non quello dell’impianto iniziale e dei tagli successivi. Crea suolo velocemente, può essere usata per fare biomassa (intesa come quantità di materia organica derivata dalle sue foglie), ricicla i vari nutrienti, accumula minerali da strati di terreno dove raramente le orticole arriveranno con le loro radici.

     

    COSMEA

     

     

    La Cosmea (Cosmos bipinnatus) è una pianta appartenente alla famiglia Asteraceae. Si tratta di una specie ornamentale molto frequente nei giardini a clima temperato.  ha la particolarità di espandersi in un’ampio cuscino, grazie alla quale è possibile formare graziosi cespugli ornamentali tondeggianti. Non ha esigenze idriche particolari,è facile da coltivare. Durante la fioritura (continua per tutta la primavera e l’estateche prosegue fino all’autunno) questi cespugli si trasformano in suggestive macchie di colore sgargianti nelle tonalità del viola e del rosa.

    Attira le api e le farfalle.

     

    CUMINO

     

     

    La pianta del cumino, il cui nome scientifico è “Carum carvi”, appartiene alla famiglia delle ombrellifere come altre specie aromatiche quali aneto, finocchio selvatico, cerfoglio e coriandolo.

    Si tratta di una pianta che è interamente commestibile, dalle foglie alle radici, ma nella maggior parte dei casi vengono impiegati i semi, sopratutto in erboristeria, ma anche in campo culinario.

    Seminata qui e la nell’orto ammorbidisce il terreno ed attira insetti pronubi.

    Originaria di tutti quei paesi che si affacciano sul mar Mediterraneo e viene coltivata nella maggior parte degli stati europei ed asiatici, sopratutto come pianta aromatica e medicinale. La pianta di cumino si caratterizza per la produzione di piccoli cespugli che sono formati da fusti rigidi ed eretti, su cui crescono delle piccole foglie dalla forma allungata e di colore verde.

    Nel corso della primavera inoltrata e dell’inizio della stagione estiva, produce delle piccole infiorescenze e a forma di ombrello, con una colorazione bianca o rosa. In estate, produce dei piccoli semi che presentano un profumo piuttosto pungente.

     

    FIORDALISO

     

     

     

    Il fiordaliso è un fiore colorato e profumato originario dell’Europa, dell’Asia e dell’America settentrionale. I nomi scientifici di questa pianta (Cyanus segetum e Centaurea cyanus) derivano da due episodi della mitologia romana. Il primo riguarda il mito della dea Flora e di Cyano che venne trovato morto tra i fiordalisi. Il nome di Cyano dà il colore al fiore. Il secondo riguarda il mito del centauro Chirone, per questo il fiore prende il nome di Centaurea. Segetum invece viene dal latino seges che vuol dire campo di grano, luogo dove cresce il fiordaliso.

    Queste piante, annuali, sono alte circa 60 cm, con fiori blu, gialli, rosa o bianchi; hanno foglie alterne, solitamente verde brillante, in alcune specie grigio-argento, ricoperte talvolta da una fine peluria biancastra. I fiori sbocciano su lunghi steli, solitamente riuniti in mazzetti, con i fiori interni fertili e quelli esterni sterili. I colori possono essere vari: il colore tipico del fiordaliso è certamente il blu, ma ci sono specie rosa, viola, gialle e bianche.

    Nell’orto è fondamentale in quanto attira sirfidi e coccinelle insetti utili per eccellenza.

    Le proprietà benefiche del fiordaliso sono note sin da tempi antichissimi. Gli estratti dei fiori, in particolare, svolgono un’azione astringente, antinfiammatoria e diuretica. In fitoterapia, trova applicazione sopratutto per la cura degli occhi. I colliri a base di fiordaliso sono ideali per gli occhi arrossati o affetti da congiuntivite.

    Sotto forma di infuso, è un ottimo rimedio decongestionante per il trattamento esterno delle palpebre arrossate e della bocca screpolata. L’azione antinfiammatoria e astringente di questa pianta la rende un valido rimedio per la tosse, un diuretico e un astringente naturale. Queste virtù benefiche sono dovute alla presenza di flavonoidi e altre sostanze antiossidanti. Non a caso, i fiori di fiordaliso sono spesso utilizzati in infusi, lavande o compresse utili a contrastare le infiammazioni del cavo orale o del tratto intestinale.

     

    IPOMEA

     

     

    L’Ipomoea è un genere ricco di specie annuali e perenni, rampicanti e arbusti, delicati e semirustici. Le piante che appartengono a questo genere e che fanno parte della famiglia delle Convolvulaceae comprendono quelle specie note con il nome comune “campanella”.

    L’ipomea  è una pianta originaria dell’ America centrale e Asia. La particolarità di questa pianta sono i fiori, che si aprono al mattino, ma si richiudono presto col pieno sole; col tempo coperto restano invece aperti per parecchie ore.

    I fiori attirano api ed insetti pronubi, inoltre i tuberi di alcune specie vengono usati come alimenti.

    L’Ipomoea batatas, nome scientifico della nota patata americana o patata dolce nativa dell’America tropicale e  caratterizzata da una radice tuberosa che fu introdotta in Europa da Cristoforo Colombo. E’ principalmente utilizzata in numerosissimi paesi di tutto il mondo come alimento e secondariamente come specie ornamentale.

     

    LAVANDA

     

     

     

    La lavanda è una pianta tipica dell’area mediterranea, cresce soprattutto sugli Appennini e si caratterizza per i suoi fiori dal profumo intenso ma moltopiacevole.

    La bella e profumata lavanda non è soltanto una splendida pianta ornamentale ma è anche una pianta molto utile, ricca di proprietà benefiche si presta a vari impieghi, dalla cucina alla decorazione profumata. Porta molti vantaggi all’orto attraendo insetti utili. Svolge un’azione repellente nei confronti di pulci, mosche, zanzare e degli afidi della rosa oltre ad allontanare anche le formiche, che non fanno danno diretto alle piante ma diffondono e proteggono gli afidi dai quali ottengono in premio la melata, sostanza zuccherina “di scarto”.

    Riassumendo, questi sono i vantaggi che offre la lavanda:

    – con i suoi splendidi fiori viola profuma e abbellisce l’ambiente;

    – con la sua fioritura nell’orto attira gli insetti pronubi, insetti preziosi per l’impollinazione.

    – è  una pianta officinale con proprietà positive per il benessere;

    – anche se poco usata nelle ricette, la pianta ha anche interessanti applicazioni in cucina;

    – i suoi fiori essiccati possono formare ghirlande o essere utilizzati per profumare la biancheria;

    – è un’ottima pianta mellifera, che aiuta le api in periodi di scarsa fioritura da cui ottenere un miele molto pregiato;

     

    MONARDA

     

     

    La pianta Monarda Didyma, più comunemente chiamato Bergamotto e detta anche té d’Oswego, fa parte della alla famiglia delle Labiate originaria del Nord America. È un genere di erbacee che si caratterizzano per il fogliame profumato, di té o di bergamotto appunto, che sanno offrire una esuberante fioritura formata da tanti piccoli fiori con petali ricurvi riuniti in infiorescenze dalla forma di corona.

    Oltre ad essere usata come pianta ornamentale molto decorativa, la Monarda didyma è usata anche per i suoi profumatissimi fiori e per le proprietà terapeutiche ricavate dalle sue foglie.

    Si sviluppa come un folto cespuglio di foglie lunghe lanceolate alto fino a un metro compatto e piacevole. Profuma di menta e le foglie, dopo essere essiccate, vengono usate per preparare bibite, tisane o anche sacchetti profumati. Dai fiori invece si ricava un olio essenziale molto usato nelle profumerie.

     

     

    NASTURZIO

     

     

    Il Nasturzio (Tropaelum majus) detto anche tropeolo o nasturzio è una pianta che non dovrebbe mai mancare nell’orto biologico.

    Si tratta di una pianta di origine Sudamericana, più precisamente del Peru, i fiori hanno un delicato profumo di miele e sono graditi alle api e anche le foglie se stropicciate profumano leggermente. I fiori possono essere di diversi colori, in genere scelti tra la gamma dei toni caldi, dal giallo all’arancione rosso.

    Non è soltanto per i suoi bei colori giallo-arancio o per il suo aspetto leggero e spontaneo che dobbiamo coltivarlo, ma anche perché è commestibile e perché attira gli impollinatori e molti insetti utili, contribuendo ad allontanare ospiti indesiderati dal nostro orto, come afidi, lumache e formiche.

    Si può seminare sotto altre piante come una sorta di pacciamatura vivente in modo da mantenere il suolo bello umido, è commestibile, va bene anche in suolo povero. Un delicato rampicante annuale, il nasturzio si abbina perfettamente al pomodoro, ma anche ai fagioli, poiché tiene lontani gli afidi, inoltre la sua vegetazione è tra le preferite della cavolaia, tanto che ne sarà la prima vittima avvertendovi precocemente dell’infestazione. La spiccata cromaticità dei fiori del nasturzio li rende perfetti per decorare e abbellire ogni tipo di pietanza.

    Il nasturzio si può impiegare come se fosse una trappola, non appena avvistate danni da morso alle sue foglie iniziate la lotta contro questo temibile nemico. Un tempestivo intervento salverà i vostri cavoli. Fiorisce da giugno ad ottobre e non ha problemi particolari né di temperatura né di irrigazione: da trapiantare nell’orto in maggio, fine aprile in mezzo alle varie orticole.

     

     

    NIGELLA SATIVA

     

     

    La Nigella sativa, detta comunemente cumino nero, è una pianta annuale della famiglia delle Ranunculaceae, originaria del sud-ovest asiatico.

    La Nigella ha proprietà aromatizzanti, diuretiche ed espettoranti. Nell’orto attira gli insetti pronubi e le api ne sono golose.

    Apprezzata dagli egizi, è una spezia che conosce sin dall’antichità un consueto uso nella gastronomia. Sebbene sia sconosciuta la loro funzione nella cultura egiziana, diversi ritrovamenti ci dicono che i semi e l’olio della pianta dovevano avere un ruolo rilevante se selezionati per accompagnare il faraone dopo la vita, infatti i semi sono ritrovati in diversi siti archeologici (nella tomba del faraone Tutankhamon c’erano anfore colme di olio di nigella). In epoca medievale Carlo Magno indicava la pianta come una di quelle indispensabili nell’orto. La tradizione araba chiamava “semi benedetti” i frutti della nigella seguendo sia l’indicazione del Profeta che consigliava di usarli sempre poiché curavano tutte le malattie, tranne la morte; sia le ricerche di studiosi come Avicenna (Ibn Sina) nel “Canone della Medicina”, che sostenevano come semi del grano nero avessero la proprietà di stimolare l’energia corporea. Recenti studi scientifici confermano il valore terapeutico attribuito alla pianta, ad essa viene riconosciuto addirittura il potere di “regolatore del sistema immunitario”, utile per contrastare le malattie degenerative.

     

    ESCOLZIA – PAPAVERO DELLA CALIFORNIA

     

     

    I papaveri non posso mancare nell’orto perché sono il primo alimento di sirfidi che si nutrono degli afidi.

    L’Eschscholtzia californica è una Papaveracea, originaria del Nord America nota è col nome comune di Escolzia o Papavero della California. Pianta vigorosa, gradisce esposizioni soleggiate, teme il gelo, non sopravvive alle temperature invernali, per tale motivo vengono coltivate come annuali. I fiori del papavero californiano sono di differenti tonalità di colore che variano dal rosso all’arancione, dal giallo al bianco.

    È una pianta officinale nota per le sue proprietà contro insonnia e stress. Si usano la parte aerea e le radici. Ha una attività sedativa, ipnoinducente, analgesica, utile per l’insonnia, il nervosismo, l’ansietà, lo stress, la depressione, la distonia neurovegetativa, le sindromi dolorose, l’emicrania, gli spasmi da colica e biliari.

     

    PETUNIA

     

     

     

    Le petunie, note per la bellezza dei fiori che producono a profusione con continuità, sono molto popolari nei giardini e nei vasi di molte case.

    Non è usuale incontrare la bella e colorata petunia in un orto, tuttavia se si hanno problemi con le patate è possibile servirsi di questo fiore per proteggere la coltivazione.

    La petunia, infatti, tiene lontano uno dei peggiori parassiti della patata, la dorifora Basta realizzare una bordura perimetrale di petunie come deterrente naturale e otterrete una discreta protezione da questo parassita e in più donerete al vostro orto un tocco estetico insolito quanto notevole.

     

    PISELLO ODOROSO

     

     

     

    Il Lathyrus odoratus, conosciuto come Pisello odoroso, è una pianta erbacea annuale rampicante, appartenente alla famiglia dei piselli, originaria nelle nostre zone. È un rampicante che può raggiungere i 2 metri di altezza: è conosciuto e apprezzato per i fiori a grappoli profumati a forma di farfalla. I piselli odorosi sono molto resistenti al freddo, richiedono temperature tra 4° e 10°(vanno comunque protetti dal gelo).

    È una pianta mellifera che attira insetti pronubi e farfalle. Coltivata nel voatro orto aumenterà la biodiversità e regalerà profumo e colore alla vostra esperienza.

    ROSMARINO

     

     

     

    Il Rosmarinus officinalis è una pianta tipicamente mediterranea. Questa pianta aromatica è un’erba insostituibile in cucina, soprattutto nella cucina mediterranea per carni, pesci e salse ed è la spezia più usata nella cucina mediterranea.

    L’etimologia del suo nome è abbastanza controversa: secondo alcuni deriverebbe dal latino “ros” «rugiada» e “maris”«mare» vale a dire «rugiada del mare» secondo altri deriverebbe sempre dal latino ma da “rosa”«rosa» e “maris”«mare» cioè «rosa del mare» secondo altri dal latino “rhus”«arbusto» e “maris”«mare» cioè «arbusto di mare». In ogni modo, qualun-que sia la sua origine, è sempre strettamente legata al mare che lo ricordano anche i suoi de-licati e deliziosi fiori colore del mare.

    Respinge molti insetti nocivi, in particolare quelli che attaccano legumi e ombrellifere (carote, finocchio, sedano).  Tenendo lontane la cavolaia, la mosca delle carote e l’epilachna, risulta consociabile con cavoli, fagioli, carote e salvia.

    Il rosmarino è una pianta ricchissima di olio essenziale responsabile delle caratteristiche aromatiche di questa pianta costituito essenzialmente da pinene, conforene, limonene, flavonoidi, acidi fenolici, tannini, resine, canfora e acido rosmarinico.

    Il rosmarino è meglio utilizzarlo fresco in quanto con l’essiccazione perde buona parte dei suoi principi attivi. Si utilizzano sia le foglie che i fiori, che vanno raccolti in piena fioritura, durante l’estate. I rametti con i fiori del rosmarino vanno essiccati appena raccolti, il più velocemente possibile appesi a testa in giù in luoghi asciutti, bui e aerati affinché non perdano le loro caratteristiche. Una volta essiccati, vanno recuperate le foglie e i fiori e conservati in vasetti di vetro sigillati.

     

    SALVIA

     

    La salvia è un’erba aromatica tra le più utilizzate in cucina e anche una di quelle più coltivate, si tratta di una pianta perenne e sempreverde, di origine mediterranea, rustica e molto semplice da coltivare.

    La salvia, appartenente alla famiglia delle Labiatae, si presenta come un arbusto sempre verde dal fusto eretto, che può raggiungere al massimo 70 cm. Le foglie hanno una caratteristica forma lanceolata e si presentano piuttosto spesse e dure. I fiori della salvia, di un colore che va dal blu al viola, compaiono generalmente in primavera. Il suo “ciclo” dura circa 5 anni, trascorsi i quali va piantata di nuovo.

    Questa aromatica attira le api ed altri insetti pronubi utili per impollinare e che predano i parassiti dell’orto. Come il rosmarino, tiene alla larga la cavolaia ed altri insetti parassiti della carota.

    La pianta è conosciuta fin dall’antichità per le sue proprietà salutari, ciò che spiega il suo nome, proveniente da “salvus” che significa appunto “sano”. I Galli, in particolare, ritenevano che la salvia avesse la capacità di guarire tutte le malattie e che agisse efficacemente da “deterrente” contro febbre e tosse. Alcuni addirittura credevano che avesse il potere di resuscitare i morti e per questo veniva anche utilizzata nella preparazione di riti magici. I Romani la consideravano una pianta sacra tanto che esisteva un vero e proprio rito per la raccolta (che spettava a pochi eletti), i quali dovevano addirittura indossare un abbigliamento particolare dopo aver compiuto sacrifici. I cinesi ritenevano che la salvia fosse in grado di “regalare” la longevità: nel XVII secolo, un cesto di foglie di salvia veniva scambiata dai mercanti olandesi con tre cesti di tè. Nella medicina popolare, già nel Medioevo, veniva usata come cicatrizzante sulle ferite e piaghe difficili da rimarginare.

    La salvia ha proprietà stimolanti per le funzioni dell’intestino e della cistifellea, abbassa la glicemia, diminuisce la sudorazione ed è anche un efficace antiossidante naturale. Sull’apparato respiratorio ha effetto balsamico ed espettorante, è benefica negli accessi di asma.

     

    TANACETO

     

    Il Tanaceto, Tanacetum vulgare, è una pianta erbacea della famiglia Asteraceae (Compositae), di origine Euroasiatica, diffusa allo stato rustico nelle zone temperate dell’emisfero boreale. In Italia, il Tanaceto si trova facilmente come erba spontanea nei campi incolti, lungo i bordi delle strade, dei pendii erbosi di montagna e anche negli orti.

    Conosciuto anche come aniceto o atanasia, grazie ai suoi oli essenziali e alla tanacetina, ha un’azione repellente ed è riconosciuto e apprezzato come antiparassitario naturale per la sua capacità di farfalle, dorifere, cimici, verme del lampone, afidi, formiche, nematodi, alcuni acari, cavolaie, pulci e persino i topi con il suo forte odore. I fiori, di colore giallo- oro, attirano con il loro aroma che sa di canfora gli insetti impollinatori e soprattutto le api.

    Per questa ragione viene posizionato soprattutto ai bordi dell’orto o delle aiuole, così da evitare l’ingresso di animali aggressivi per le nostre coltivazioni.

    I poteri curativi della pianta di tanaceto, da utilizzare per le preparazioni galeniche o come decotto da consumare in bevanda, sono diversi. Risulta essere un valido carminativo, aiutando a diminuire il meteorismo e l’aerofagia; uno stimolante ed eccitante per il sistema nervoso; un vermifugo; un emmenagogo, ossia in grado di stimolare l’afflusso sanguigno verso l’utero delle donne. Utilizzato in alcune creme ha anche proprietà cicatrizzanti e detergenti.

    Mi sembra abbastanza per procurarselo e averne sempre una scorta a portata di mano.

     

    TAGETE

     

    Si tratta di una pianta messicana la cui varietà più diffusa è la Tagete patula.

    Molto facile da seminare, è una pianta che si adatta molto e non ha molto bisogno di acqua, infatti, possono resistere anche a periodi di terreno secco. Ciò di cui veramente hanno bisogno è la luce, l’esposizione, infatti, deve essere diretta al sole. Inoltre, un piccolo segreto è concimare il terreno.

    Attira api, coccinelle e tanti altri insetti utili, inoltre alcune varietà ( tagetes erecta e i tagetes petula), sono perfette per contrastare alcuni parassiti delle radici e permettere la crescita migliorata di alcune tipologie di verdure dell’orto. Hanno una secrezione radicale che li rende ideali vicino al pomodoro, al basilico e ai fagioli, ma non scontentano nessuna orticola.

     La varietà dei colori del tagete, dal giallo all’arancio passando per il rosso carminio, lo fa essere un fiore molto bello e decorativo, simile alle margherite ma molto più ricco di petali: la sua crescita è rapida ma non va oltre i 15 cm; se sistemati a distanze adeguate, formano dei piccoli cespugli tondeggianti, ottimi per angoli e bordure.

    La loro fioritura si protrae da maggio fino a ottobre a seconda della temperatura.

     

    TIMO

     

     

    Il timo, Thymus vulgaris, è una pianta aromatica perenne estremamente diffusa ed è tra le più apprezzate ed utilizzate al mondo nell’ambito della cucina, della cosmesi e della medicina erboristica.

    Cresce spontaneamente in diversi paesi del Mediterraneo soprattutto in prossimità del mare, ma anche in terreni aridi, sassosi e soleggiati di montagna e di pianura. Fiorisce da maggio a luglio, a seconda della specie. I fiori sono di un colore bianco rosato, e molto ricchi di nettare, perciò sono estremamente ricercati dalle api e da insetti pronubi. Infatti, il timo è una pianta mellifera, e il miele al timo è molto pregiato. Il suo odore tiene lontano le cavolaie

    Il timo ha una storia molto interessante. Era utilizzato dagli Egizi durante il processo di mummificazione, come ingrediente per imbalsamare i defunti pensando che l’anima dei defunti potesse risiedere nei suoi fiori; dai sumeri per le sue proprietà officinali. Il nome generico “thymus” deriva etimologicamente dal termine greco “thymos”, che designava il principio della vitalità, il respiro e, metaforicamente, il cuore, secondo i Greci organo della respirazione e sede dell’ira, del coraggio e dell’ardore. L’attributo “thymos” indica un’esalazione di fumo (durante le funzioni religiose si bruciavano rametti di timo), ma anche il vigore fisico e il coraggio che la pianta può infondere, dato che gli antichi Greci ritenevano che il suo aroma apportasse queste due virtù eroiche, tanto che i soldati tonificavano il loro corpo lavandosi con acqua di timo e bevevano tisane per rinvigorire il loro animo.

    Anche i Romani sfruttavano le sue proprietà antisettiche per conservare derrate alimentari, per purificare l’aria negli ambienti chiusi, per aromatizzare cibi e formaggi e bruciavano la pianta, credendo che i fumi avrebbero tenuto lontano gli scorpioni. Plinio lo raccomandava come antidoto per le morsicature e il mal di testa, scrivendo: “per il mal di testa un decotto preparato in aceto viene applicato sulle tempie”. Gli Egizi utilizzavano il timo per preparare unguenti per l’imbalsamazione,

    Il timo non è solo ottimo per insaporire arrosti e stufati di manzo, montone e selvaggina, per aromatizzare i contorni, tra cui patate, piselli e fagioli, nonché zuppe e legumi, spiedini di pesce e pollame ecc; ma è anche ricco di proprietà benefiche: le sue foglie sono una delle fonti più ricche di potassio (che regola i liquidi corporei in eccesso, tenendo sotto controllo la pressione sanguigna), ferro, calcio, manganese, magnesio e selenio del mondo vegetale; contiene vitamine del gruppo B, beta-carotene, vitamina A, liposolubile e antiossidante, che mantiene sane le mucose della pelle ed è essenziale per la visione notturna; vitamine K, E, acido folico e vitamina X, che aiuta il corpo a sviluppare la resistenza contro gli agenti infettivi, influendo positivamente nella produzione di collagene nell’organismo. Grazie ai suoi principi attivi; è efficace contro i disturbi alle prime vie aeree respiratorie, dell’apparato gastrointestinale e delle vie urinarie; esercita un’azione antisettica, balsamica ed espettorante (utile contro tosse, pertosse, bronchite acuta e cronica) e, grazie al timolo, aiuta nei casi di diarrea e meteorismo.

     

    ZINNIA

     

    Le zinnie sono dei fiori colorati che non possono di certo mancare nel vostro orto. Sono un genere di piante appartenente alla famiglia Asteracee, originario del continente americano, in particolare del Messico che comprende specie erbacee annuali o perenni, alte da 50 a 100 cm, con numerosi ibridi orticoli dalle forme nane o giganti.

    I variopinti fiori della zinnia iniziano a mostrarsi a giugno, per poi resistere fino all’arrivo dell’autunno vero e proprio.

    La zinnia è un fiore facile da coltivare nell’orto perché poco esigente e rustico. Nell’orto i suoi colori lo rendono ottimo come pianta ornamentale capace di rallegrarlo con i suoi colori e creare un’atmosfera di natura fiorita. Risultima un’ottima alleata perché attira gli insetti impollinatori. Questo fiore piace molto anche alle farfalle, che non tarderanno ad arrivare se lo piantate.

     

  • La Dorifora delle patate, come combatterla

    La Dorifora delle patate, come combatterla

     

    La dorifora della patata è un insetto che appartiene all’ordine dei Coleotteri originario del Nord America dove colonizzava alcune Solanacee spontanee, per passare sulle coltivazioni della Patata man mano che queste si estendevano nell’areale. InEuropa è arrivata, tra la fine dell’800 e l’inizio del 900, sulle coste atlantiche francesi da cui si è estesa a tutto il continente.

    In Italia le prime segnalazioni vennero fatte durante la seconda guerra mondiale (1943) nel Piemonte, da allora si è diffusa in tutta la Penisola. Il nome anglosassone tutt’ora usato è Colorado potato beetle.

     

    COME IDENTIFICARLA

     

    La dorifora della patata allo stadio adulto è riconoscibile con facilità. Assume la forma di un tipico coleottero, ovale e convessa. La lunghezza è compresa tra gli 8 e 12 mm. Sul dorso sono evidenti le elitre, di colore giallo chiaro, segnate in modo longitudinale da 10 appariscenti strisce nere. Il capo ha una macchia nera triangolare, mentre le zampe sono arancioni con sfumature nere. La parte inferiore, il protorace, è di un evidente colore marrone-arancio, con i bordi segnati da una punteggiatura nera, e una sorta di “sciarpa” nera che avvolge il capo. Gli esemplari femminile e maschili sono molto simili e non è facile distinguerli.

    Allo stadio di larva, la colorazione è arancio rossastro, con una doppia fila di tubercoli neri sui lati del corpo. Hanno il corpo incurvato e la parte addominale più espansa.

    Le uova sono anch’esse facili da riconoscere, dalla forma ellittico-cilindrica e dal colore rosso-giallastro. Vengono deposte in gruppi di 20-40, di norma nella pagina inferiore della lamina fogliare.

     

     

    CICLO BIOLOGICO

     

    La Dorifora supera l’inverno allo stadio di adulto, interrata nel terreno ad una profondità di circa 20-30 cm. In primavera gli adulti escono dal terreno quando la temperatura, nel terreno, raggiunge circa 14°C: iniziano immediatamente la loro attività trofica sulla vegetazione. Successivamente si accoppiano ed ovidepongono sotto le foglie; le larve neonate sono molto voraci e continuano l’attività divoratrice a danno della vegetazione, già iniziata dagli adulti.

    Questi, generalmente longevi, continuano ad essere presenti sulla vegetazione insieme alle larve. Le larve mature (dopo circa 3 settimane) scendono nel terreno (circa 10-20 cm di profondità) e si impupano per dare origine ad una 2a generazione estiva. Gli adulti di questa generazione possono svernare, nelle regioni fredde, oppure originare una seconda generazione larvale; negli ambienti caldi può esservi una terza generazione di adulti che difficilmente viene completata. La Dorifora, pertanto, compie da 1 (se si escludono gli adulti svernanti e considerando solo generazioni complete larva-adulto) a 2-3 generazioni all’anno a seconda delle condizioni ambientali.

     

     

    DANNI E COLTURE COLPITE

     

    Le Dorifore attaccano tutte le Solanacee, le piante di patata sono le prime ad essere colpite e fungono da piante pilota per la prima generazione, tuttavia questo voracissimo insetto colpisce anche melanzane, pomodori e peperoni specie se coltivate nelle vicinanze della patata o in successione agronomica con le patate stesse. Il danno si manifesta sulle foglie ed è determinato da tutte le forme mobili che sono defogliartici, le piante infestate vengono defogliate completamente. Le piante possono soccombere direttamente all’attacco oppure reagire, producendo germogli laterali ed altre foglie, ovviamente se l’animale non viene contrastato in tempo, qualora le piante sopravvivano, i danni si ripercuoteranno sui frutti che rimangono piccoli ed in numero scarso

     

     

    METODI DI DIFESA

     

    La difesa contro questo insetto presenta diverse difficoltà, infatti questa ha un sistema di autodifesa che secerne sostanze tossiche, allontanando così i possibili predatori, inoltre si è visto nel tempo che questo insetto riesce a sviluppare delle resistenze che rendono l’azione dei fitofarmaci di sintesi inefficace. Ad oggi la dorifora riesce a resistere a ben 25 principi attivi contenuti negli insetticidi più usati in agricoltura. Questo costringe gli operatori ad aumentare i dosaggi e cambiare spesso i principi attivi. Insomma, si creai un circolo vizioso che rende l’insetto sempre più forte e resistente. Molto meglio impiegare metodi biologici.

     

    Nematodi

    Uno dei metodi biologici più efficaci contro la dorifora della patata è l’uso dei nematodi, tra questi, il bacillus thuringiensis. Questo metodo consente di intervenire sulla dorifora allo stato larvale, gli insetti adulti, infatti, sono in pratica immuni dall’azione del bacillus.

    Agisce sulle larve per ingestione, attraverso un cristallo proteico che, una volta ingerito, attiva un meccanismo enzimatico nell’intestino dell’insetto. Le larve cessano di nutrirsi e la morte sopraggiunge dopo 4-5 giorni, interrompendo in questo modo il ciclo biologico.

     

     

    Tra le diverse varietà esistenti di thuringiensis quelle più efficaci sono:

    – Il Bacillus thuringiensis ssp. tenebrionis;

    – Il Bacillus thuringiensis ssp. kurstaki ceppo EG 2424.

    Purtroppo, queste due versioni sono quelle più difficili da reperire sul mercato. Meno efficace, ma comunque da provare, è il classico bacillus thuringiensis var. kurstaki, più facile da reperire in rete (bacillus thuringiensis varietà kurstaki). Si consiglia sempre l’applicazione del prodotto nelle ore serali, effettuando un abbondante bagnatura della chioma. In questo modo si darà la possibilità al bacillus di agire più a lungo.

     

    Olio di Neem

    Prodotto biologico per contenere le infestazioni di dorifora della patata è l’azadiractina. Si tratta del principio attivo contenuto all’interno dei semi dell’albero di neem, capace di agire sia per ingestione che per contatto. La principale azione di questo principio attivo è di arrestare lo sviluppo degli insetti negli stadi larvali. L’azadiractina è in grado d’interferire con il sistema ormonale degli insetti causando un’alterazione della muta, che non consente alla larva di formare la cuticola esterna dell’insetto adulto.

     

    Beauveria bassiana

    Per sconfiggere la dorifora della patata, è possibile usare un bio-insetticida a base di spore del fungo patogeno Beauveria bassiana. Stiamo parlando di un agente naturale molto efficace contro questo tipo d’insetti. Agisce per contatto, entrando nella dura cuticola della dorifora e diffondendo il micete all’interno dell’insetto. La morte del coleottero è dovuta all’azione meccanica di penetrazione del micelio, con la conseguente perdita di acqua e nutrimenti.

     

    Predatori naturali

    Esistono anche dei predatori naturali che possono essere impiegati per contrastare questi fastidiosi parassiti: la Zicrona coeruleaun rincote della famiglia dei pentatomidi e l’Edovum puttleri, un imenottero parassitoide delle uova di dorifora della patata. Si tratta di un piccolo imenottero di colore nero, con la parte dorsale dell’addome rossastra negli esemplari maschi, verdastra in quelli femminili. Le femmine dell’imenottero depongono le uova dentro quelle della dorifora o si nutrono dell’interno dell’uovo stesso.

     

     

    METODI AGRONOMICI

     

    Rimozione manuale

    il metodo di eliminazione più semplice ed efficace di tutti è quello della rimozione meccanica degli esemplari adulti, delle larve e delle uova.

     

    Rotazione delle colture

    Se in un annata abbiamo riscontrato la presenza dell’insetto nel nostro campo, possiamo stare tranquilli che nella stagione successiva il problema si ripresenterà. Quindi è un’assoluta follia, riseminare le patate nello stesso posto, non faremo altro che favorire il proliferare dell’insetto. Poiché la dorifora attacca tutte le solanacee, anche le altre coltivazioni appartenenti a questa famiglia andrebbero messe in rotazione ed escluse dalla coltivazione. Stiamo parlando in particolare di melanzane e pomodori.

     

    Fissato questo, nei mesi invernali, quando l’adulto è interrato per svernare, una buona idea è quella di procedere ad un’aratura profonda del terreno. Questa tecnica di lavorazione è ormai in disuso, ma in questo caso consigliabile.

    Altro accorgimento agronomico è l’uso della pacciamatura naturale, che ostacola la risalita dal suolo della dorifora.

    Infine, è pensabile introdurre la coltivazione delle patate americane, le batate, che non essendo solanacea, è immune al parassita.

  • La Fava, proprietà e valori nutrizionali

    La Fava, proprietà e valori nutrizionali

     

    Niente rievoca abbastanza i sapori dell’estate come la vista di croccanti, verdi, fresche fave appena raccolte, pronte ad essere sbucciate. A Roma la tradizione vuole siano consumate fresche accompagnate con del pecorino romano e dell’ottimo vino.Così antiche come le stesse popolazioni dell’Ovest, l’umile fava è indubbiamente collegata con la storia Europea. In coltivazione per almeno 6.000 anni, questo abbondante alimento ha nutrito le popolazioni sullo sfondo di scenari di guerra e di pace, di carestia e di festa.

    Le fave vengono coltivate sin dall’età del Bronzo. In Grecia, si pensava che Cerere avesse portato in dono ad una cittadina dell’Arcadia tutte le tipologie dei vari semi dei legumi ad esclusione di quelli delle fave, poiché un’antica superstizione sosteneva che in esse “albergassero le anime dei morti” (credenza decantata anche dal filosofo Pitagora). Per i Romani, invece erano un simbolo di fertilità ed in occasione delle feste in onore della dea Flora, le lanciavano sulla folla perché credevano fossero di buon auspicio.Ancora oggi, si possono considerare un cibo fondamentale nel regime alimentare di vari popoli africani.

     

    PROPRIETÀ E BENEFICI DELLE FAVE

    Le fave sono legumi che possiedono molteplici proprietà grazie all’elevato contenuto di fibre alimentari, vitamine, minerali e composti fenolici antiossidanti. Presentano inoltre diversi micronutrienti essenziali e sostanze fitochimiche bioattive (oligosaccaridi, inibitori enzimatici, fitosteroli e saponine).

    Il consumo di fave, sia fresche sia cotte, è ottimo per l’organismo in quanto sono un valido aiuto per combattere malattie degenerative come patologie cardiovascolari e infiammatorie, oltre al cancro e al diabete.

    Esercitano un’azione di drenaggio sull’apparato urinario, sulla tosse, sui calcoli renali e sulla dissenteria. Inoltre, anche le loro foglie presentano effetti benefici: vengono essiccate e utilizzate per stimolare la diuresi.

    Le fave rappresentano un’adeguata fonte di proteine, carboidrati e fibre a basso contenuto di grassi, In passato, dal Medioevo fino al secolo scorso, le fave secche, cucinate in vari modi, rappresentavano la maggiore fonte di proteine nell’alimentazione di parecchie popolazioni.

    Tra i legumi risultano essere le meno caloriche. In soggetti predisposti (perché privi di un determinato enzima), possono far insorgere il favismo, che provoca gravi anemie.

    • Aiutano a regolarizzare l’intestino
    • Utili in caso di ipertensione arteriosa
    • Riducono le infiammazioni
    • Favoriscono la diuresi grazie al potassio
    • Ricche di vitamina K
    • Sono ipocaloriche
    • La presenza di fibre regala un senso di sazietà
    • Aiutano ad abbassare la glicemia e il colesterolo
    • Utili in gravidanza contengono l’acido folico
    • Ricche di ferro

     

    VALORI NUTRIZIONALI DELLE FAVE

    In 100 grammi di fave secche, crude e sgusciate c’è un apporto di circa 341 calorie, così suddivise: 60% di carboidrati, 32% di proteine e 8% di lipidi.

    La stessa quantità di questo legume contiene, inoltre:

     

    • 11,3 g di acqua
    • 27,2 g di proteine
    • 4,9 g di zuccheri solubili
    • 3 g di lipidi
    • 7 g di fibre
    • 4 mg di vitamina C
    • vitamina B6
    • vitamina K
    • 2,6 mg di vitamina B3 (niacina)
    • 0,5 mg di vitamina B1 (tiamina)
    • 0,28 mg di vitamina B2 (riboflavina)
    • 14,4 µg di vitamina A
    • 420 mg di fosforo
    • 90 mg di calcio
    • 5 mg di ferro
    • rame
    • magnesio
    • manganese
    • selenio
    • zinco

     

    Sono infine presenti isoflavoni, steroli vegetali e L-dopa.

     

  • Come innaffiare l’orto

    Come innaffiare l’orto

    A chi non vuol far fatiche, il terreno produce ortiche (Proverbio popolare)

    PERCHÉ INNAFFIARE

     

    L’irrigazione è un’operazione necessaria per la corretta gestione del proprio orto familiare; un’irrigazione razionale e ben programmata consente infatti di favorire sia la crescita degli ortaggi sia la loro produttività.

    L’acqua è un elemento fondamentale per la vita e per lo sviluppo delle piante; essa costituisce oltre il 75% in peso delle piante erbacee. Quando l’acqua viene a mancare, le piante entrano in uno stato di sofferenza che porta ad una riduzione della produzione e della qualità dei frutti ed infine alla morte per disseccamento.

    D’altra parte, una irrigazione eccessiva o scorretta, produce effetti collaterali, dannosi alla salute delle piante, come il marciume delle radici a causa della saturazione del terreno, shock termico, ustione delle foglie o asportazione di prodotti quali poltiglia bordolese, piretro etc…

    La pioggia può apportare importanti quantitativi d’acqua alle colture. L’intensità di pioggia è il quantitativo d’acqua che cade nell’unità di tempo su un metro quadrato di superficie e si misura in litri/m2/ora oppure in millimetri/ora (mm/h).

    Perché l’acqua penetri nel terreno, l’intensità di pioggia deve essere molto bassa ( < 3.0 litri/m2 /ora o < 3.0 mm/h). Quando l’intensità di pioggia è elevata, si supera la capacità di assorbimento del terreno e l’acqua tende a ruscellare e a saturare il terreno formando una crosta superficiale.

    Per aumentare la capacità di assorbimento del terreno occorre modificane la struttura superficiale mantenendola porosa con frequenti lavorazioni poco profonde e con l’apporto di sostanza organica umificata (stallatico in polvere, compost ecc.).

    La pioggia tuttavia, non è sufficiente a garantire da sola la crescita regolare e la produzione delle piante dell’orto perché anche nelle regioni più favorite dal clima la distribuzione delle precipitazioni atmosferiche è molto irregolare nell’arco dell’anno. E’ pertanto indispensabile sopperire alla mancanza di acqua con l’irrigazione

     

     

    QUANTO TEMPO INNAFFIARE

     
     Se sulla necessità dell’irrigazione non vi sono dubbi di sorta, possono esservene riguardo alla quantità di acqua necessaria alle nostre piante, ai tempi, ai modi ecc.

    Ogni coltura ha un proprio fabbisogno idrico; tale fabbisogno può variare persino all’interno della medesima specie perché si deve tenere conto sia della stagione nella quale ci troviamo sia dello stadio di crescita dell’ortaggio in questione.

    Non sono comunque solo questi due fattori che influenzano le modalità di irrigazione, ve ne sono infatti altri che devono essere tenuti in considerazione come, per esempio, il tipo di terreno, il grado di umidità presente e il clima locale. La natura del terreno può far variare di molto la frequenza dell’irrigazione; i terreni sabbiosi, per esempio, devono essere irrigati più frequentemente di quelli argillosi essendo questi ultimi più capaci di trattenere l’acqua più superficialmente.

    Non è facilissimo dare indicazioni quantitative perché le variabili in gioco, come abbiamo visto, sono numerose; i testi riportano che per un orto di 100 m2 coltivato con assortimento di specie avrà, un fabbisogno massimo giornaliero di circa 500 litri di acqua. Di seguito riportiamo una tabella indicativa suddivisa in mesi e varietà di ortaggi.

     

    come innaffiare orto

     

    Nel caso specifico dei nostri orti, di 70 m2, occorreranno quindi 350 litri di acqua la giorno. La portata dei rubinetti di cui sono dotati i vostri orti è compresa tra 12 e 25 l/min a secondo del numero di utenti collegati contemporaneamente. Durante la stagione secca, saranno necessari dai 15 ai 30 minuti al giorno.

     

    COME INNAFFIARE IL TUO ORTO

     

    L’irrigazione, quando necessaria, non deve essere fatta in base alle nostre esigenze, ma in base a quella degli ortaggi.

    • Solamente dove è necessaria.
    • Solamente quando è necessaria.
    • Solamente nella giusta quantità.

    La temperatura dell’acqua di irrigazione deve essere quanto più possibile vicina a quella dell’aria, l’acqua proveniente dall’acquedotto ha una temperatura di circa 15°C, quella proveniente da pozzi profondi di circa 10°C, quella di superficie (ruscelli, fossi ) ha una temperatura tra i 15°C ed i 20°C. Nel caso dei nostri orti, la presenza di cisterne di accumulo, fanno in modo che la temperatura dell’acqua erogata sia quella ambiente.

    L’irrigazione comunque, durante il periodo estivo non deve avvenire durante le ore più calde. Irrigando nelle ore calde, si corre il rischio di bagnare la terra quando la superficie è ancora troppo calda, con notevole spreco di acqua che evaporerebbe immediatamente e possibilità di shock termico alle radici. Se irrighiamo con il tubo inoltre, le goccioline di acqua che permangono sulle foglie e sui frutti fungono da lente (si parla proprio di effetto lente) e si correrebbe così il rischio di ustioni delle parti più delicate delle piante con conseguente loro danneggiamento.

    Altra regola molto importante è quella di non irrigare mai gli ortaggi prima della raccolta; vi sono infatti diversi ortaggi quali ad esempio zucchine e i pomodori, per i quali un’irrigazione troppo vicina al tempo di raccolta potrebbe peggiorarne la qualità.

    Un’altra indicazione è relativa a quelle piante di cui si consumano le parti sotterranee (carote, aglio, cipolle ecc.). Queste non devono essere irrigate eccessivamente anche durante il periodo estivo perché si corre il rischio di farle marcire.